ORARIO S.MESSE IN SANTUARIO: dal lunedi al sabato compreso ore 19:00, domenica ore 7:00, 8:30, 10:30, 19:00 (VO)

Il S.Rosario in Santuario, è recitato tutti i giorni alle ore 18:40 (sabato e domenica compresi).

 "CENTRO RICREATIVO PARROCCHIALE SAN FILIPPO NERI": vedi programma nelle NEWS

5x1000 per il nuovo centro parrocchiale: C.F. 93103660234.

Ex-voto del Santuario della

 Madonna della Salute

 

Gli ex-voto, sempre numerosi, hanno rivestito le pareti del Santuario testimoniando la grande devozione di cui ha goduto e tuttora gode la Madonna di Dossobuono. L’usanza di esprimere la propria gratitudine per l’evolversi in meglio di un fatto sfavorevole o per uno scampato pericolo esiste certamente ancor oggi, anche si il modo di dimostrarla, figlio del suo tempo, è cambiato. Infatti, mentre fino a pochi decenni or sono si usava offrire, come espressione di fede, un quadretto dipinto rappresentante una sventura alla quale si è scampati, ai nostri giorni si è invece diffuso l’anonimo cuore di metallo stampato, destinato a imbrunire nello spazio di qualche anno, oppure un oggetto prezioso o un’offerta in denaro. Di recente si usa offrire una foto ricordo anch’essa di breve durata. Il sentimento religioso alla base dell’offerta di un ex-voto è, dunque, il compimento di una promessa fatta alla Madre di Dio e il ricordo e la testimonianza pubblica della concessione della grazia implorata. Fin dai tempi dell’antico capitello, infatti, i devoti portarono tavolette attestanti il provvido e materno intervento della Vergine nelle difficili situazioni della vita e molte di quelle antiche tavolette andarono sicuramente distrutte durante la costruzione del Santuario e le guerre succedutesi nel secolo scorso. Di esse però alcune si sono fortunatamente salvate e sono ancora custodite nel Santuario. A destra e a sinistra dell’altar maggiore, ne sono conservate 47, per la maggior parte dell’800, mentre nell’inventario del 1829 ne erano citate 75. Alcune di queste tavolette, risalenti al secolo XVIII, ci consentono di ricostruire l’antico capitello che vi è rappresentato. Queste immagini votive, caratterizzate da un linguaggio immediatamente percepibile, sono diventate un fatto culturale e artistico che ha risvegliato l’interesse degli studiosi d’arte. L’uniformità della vita e dell’ambiente di un tempo facilitava la lettura dei fatti, ma si riconosce nella tecnica pittorica votiva la tendenza a rendere riconoscibili al massimo l’ambiente in cui si è svolto l’avvenimento e i personaggi. L’intervento miracoloso è mostrato con l’immagine della Madonna riprodotta nella parte superiore del quadro. In questo modo non è possibile confondere le testimonianze del voto e quindi il ringraziamento appare chiaro senza nessuna spiegazione scritta. Basta una dedica, confermata dalla secolare tradizione degli ex-voto: V.F.G.A. (votum fecit gratiam accepit); P.V. (per voto); P.G.R.( per grazia ricevuta). Le tavolette votive del Santuario sono state oggetto di studio e di accurata riproduzione un una pubblicazione del 1987. Di due ex-voto, particolarmente significativi per la data e il donatore, è rimasto purtroppo solo il ricordo. Si tratta di due medaglie d’argento dorato, offerte dal doge di Venezia Alvise Mocenigo, e descritte come ancora esistenti nel 1988 da don Pighi, dal quale trascriviamo: “Una di queste medaglie porta una facciata la seguente leggenda: ALOYSII MOCENICO / PRINC.VENET./ MUNUS AN. I / MDCCLXIII / A.B. e nell’altra l’immagine di Maria Vergine col bimbo e il bel motto nell’esergo: GENUS MARIANA SUMUS. L’altra medaglia occupa nel mezzo questa leggenda: ALOYSII MOCENICI / PRINCIPIS / MUNUS A. XIII / 1775 e nel rovescio un Angelo con una face capovolta e il motto nell’esergo: IN OPERE FULGET”.

 

 

“IL PARTO DIFFICILE”

La donna che ha appena partorito si rivolge in preghiera alla Madonna unitamente al marito il quale, col ginocchio piegato, la mano destra sul petto e lo sguardo rapito, dimostra la sua devozione. La sacra epifania attrae i volti di tutti i presenti: anche la donna che tiene tra le braccia il suo neonato sembra affidare il pargolo alla protezione celeste. I recipienti di rame, posti ai piedi del letto (secchio col mestolo e bacinella) contengono l’acqua che le “comari” (ostetriche) usano per le prime cure nel neonato e della puerpera. L’episodio narrato documenta quanto fosse rischioso il parto nella società preindustriale quando la donna partoriva in casa aiutata soltanto dalla buona volontà di un’ostetrica e delle vicine di casa. La mortalità infantile rimase molto elevata fino all’inizio del Novecento.

 

 

 

 

Olio su tela 38.5x33.5

cm.Sec. XIX (anno 1815)

Iscrizioni: 5 Di(cem)bre 1815 P.G.R.

 

 

“DONNA GENUFLESSA”

Una donna di modeste condizioni, inginocchiata sul pavimento, unico elemento connotante l’ambiente in cui si svolge la scena, ringrazia la Vergine che appare, rutta in piedi, biancovestita, mentre con la sinistra sostiene il Figlio e con la destra mostra la corona del rosario. La tavoletta votiva raffigura una scena raccolta e pacata qual è quella tipica dell’atto di ringraziamento. E’ qui del tutto eliminato l’elemento drammatico che caratterizza invece le tavolette nelle quali è narrato l’evento traumatico felicemente risolto dall’intervento divino. Su 47 ex voto dipinti del Santuario della Madonna di Dossobuono ben 13 raffigurano persone che ringraziano la Vergine per il suo intervento taumaturgico. E’ possibile perciò arguire in quale fatto contingente il devoto sia stato protetto dal prodigioso intervento della divinità. Dobbiamo ricordare che in tal modo la tavoletta diventa essa stessa una “preghiera visibile”, attraverso la quale l’uomo confessa la sua dipendenza totale rispetto a Dio.

 

 

 Olio su legno 37x31

cm.Sec. XIX (anno 1804)

Iscrizioni: P.G.R./1804

 

 

 

“IL CIECO ACCOMPAGNATO DAL FANCIULLO”

Con la mano destra posata sulla spalla di un fanciullo e con la sinistra impugnante un bastone, un uomo di modeste condizioni sociali si reca a pregare davanti alla Madonna collocata in un capitello. Scarni esemplari di alberi suggeriscono il paesaggio della campagna circostante. Pur non datato, questo ex voto cronologicamente può essere collocato tra il 1740 e il 1801, cioè tra l’anno in cui la statua fu traslata da S. Eufemia a Dossobuono e l’anno in cui venne terminata la costruzione della chiesa. Assai frequenti furono i capitelli eretti, come questo, agli incroci delle strade: essi costituivano per il viandante sia un sostegno spirituale sia un punto di riferimento topografico fondamentale nei tempi in cui la via più che una ben definita e delimitata strada era una serie di punti di riferimento. Il capitello, inoltre, con la sua presenza rendeva sacro il confine e teneva lontano il maligno.

 

 

Olio su legno 36x24 cm.

 

Sec. XVIII

Iscrizioni: nessuna

 

 

 

“MADRE IN PREGHIERA CON LE DUE FIGLIE”

Dinanzi all’altare ricoperto da un lungo drappo rosso e da una bianca tovaglia prega, devotamente genuflessa, una madre con le due figlie. All’ampia gonna color verde-oliva della donna è sovrapposto un delicato grembiule, mentre alla camicia azzurra è aggiunto un candido fazzoletto da spalle. La figlia maggiore, che indossa un abbigliamento analogo a quello della madre, sta più vicino alla sacra mensa forse perché è la persona che ha bisogno del soccorso particolare della Madonna. Questa, come altre tavolette, offre una documentazione originale da utilizzare in sede etnografica per lo studio dell’abbigliamento. Ma, più in generale, gli ex voto dipinti costituiscono una fonte di straordinario valore storico, demologico e sociologico.

 

 

 

Olio su legno 37x22 cm.

Sec. XIX

Iscrizioni: nessuna

 

“UN SACERDOTE SUPPLICA LA VERGINE”

La finta cornice mistilinea dipinta racchiude la tavoletta nettamente divisa in senso verticale in due parti uguali: la parte destra è riservata alla rappresentazione dello spazio umano, mentre la parte sinistra è destinata allo spazio celeste. Un sacerdote, genuflesso in preghiera, è dipinto di profilo come una macchia nera nella quale si distinguono appena le mani giunte, il bianco colletto della veste e il volto. La Madonna, di contro, appare in posizione frontale ben delineata nel suo luminoso regale aspetto. Il pittore e il devoto hanno voluto in tal modo sottolineare la contrapposizione dei due mondi, quello terreno e quello divino, quello delle tenebre e quello della luce. Merita una considerazione a parte la presenza in questa tavoletta, come in altre tre della serie degli ex voto affissi in questa chiesa, della tenda-quinta sorretta ad un’estremità da una colonna. Siffatto elemento decorativo, copiato dal mondo teatrale, ha la funzione di richiamare l’attenzione dei devoti affinché comprendano che sono davanti alla rappresentazione di un fatto soprannaturale.

 

 

Olio su legno 33x27 cm.

Sec. XIX

Iscrizioni: P.G.R.

 

 

“EX VOTO DI TABARELI ANGELO GUARITO DA EMOTTISI”

In una camera segnata dalla presenza di numerosi oggetti evocatori della preghiera divina (due acquasantiere simmetricamente ai due lati del giaciglio, due immaginette sacre, il quadro raffigurante la “Madonna della Salute” affisso sulla parete più alta sopra la testata del letto e il crocifisso) è rappresentato un bambino sofferente per sbocchi di sangue, amorevolmente assistito dalla madre. Una donna indirizza le sue preghiere alla Madonna, Salus Infirmorum, che appare in alto nello stesso aspetto con il quale si mostra alla venerazione nel santuario del paese. “L’invocazione del periclitante è sostenuta da una situazione di abituale devozione: ciò, ogniqualvolta possibile è sottolineato in sede figurativa. La Madonna invocata sotto un determinato titolo, è quella stessa la cui immagine compare affissa alla parete, o sulla testata del letto nel quale giace l’infermo: segno di abituale devozione, cioè di dedicazione personale e probabilmente familiare; la Madonna invocata sotto quel determinato titolo e nel segno di quella determinata immagine, è quella stessa che, nella tavoletta, compare radiosa ad erogare la grazia”.

 

 

Olio su tela 32x25 cm.

Sec. XX (anno 1901)

Iscrizioni: SALUS/INFIRMORUM

P.R.G. TABARELI ANGELO Giuseppe

11 AGOSTO 1901 

 

“IL DEVOTO GUARITO DA MALCADUCO”

Da uno sfondo indefinibile, delimitato sulla destra da una colonna e da in basso uno spazio bluastro contornato nella parte superiore da una linea ondeggiante, emerge un uomo orante, il cui vestito curato ed elegante suggerisce l’appartenenza a un ceto non popolare. Nello spazio celeste che traboccando occupa gran parte della tavoletta è raffigurata la Vergine assisa su un cumulo di nembi. L’offerente ha voluto scrivere chiaramente non soltanto le sue generalità ma anche la malattia da cui è stato guarito. Ha voluto in tal modo spiegare dettagliatamente il senso di quella preghiera e, nello stesso tempo, ha teso a rendere più personale la sua rappresentazione e quindi a coinvolgere emotivamente il pubblico dei devoti che abitualmente frequentano il santuario.

 

 

Olio su tela 30x24.5 cm.

Sec. XIX (anno 1805)

Iscrizioni: P.G.R. / Bernardo Cocafei

per il Mal Caduo / …1805

 

 

“LA PREGHIERA DELLO STORPIO”

La stampella appoggiata al muro del capitello e la mano sinistra protesa a raccogliere la corona del rosario stanno ad indicare che la persona che guida la fila dei tre pellegrini è stata graziata dalla Madonna. In questa tavoletta la statua della Vergine è ancora collocata all’interno del capitello e quindi il quadro dipinto risale alla seconda metà del settecento, quando la Sacra Immagine era allogata in un tabernacoletto all’incrocio dalla strada della La Rezina e della strada della La Levà. Nominata dal popolo “Madonna della Salute” per i suoi interventi a favore degli ammalati, la Madonna venne spesso raffigurata con la corona del rosario. Infatti la statua venne benedetta dal sacerdote vicario di Dossobuono nella festa del S. Rosario del 1740. In 16 tavoletta compare la corona, tenuta per lo più nella mano destra della Vergine e solo in rari casi nella mano di Gesù Bambino. La recitazione del rosario, che è uno degli aspetti emblematici della devozione verso la Madonna, è già una consuetudine diffusa tra il popolo a partire dal secolo XIII. Da più racconti risalenti a quel tempo sappiamo che si usava ripetere 50 o 100 Ave Maria facendo delle genuflessioni e intercalando dei Pater Noster. Per facilitare la recitazione del numero prescritto di preghiere venne ufficialmente adottata la corona, già in uso per devozioni analoghe.

 

 

Olio su legno 29x27 cm.

Sec. XVIII

Iscrizioni: nessuna

 

 

“L’INCIDENTE DELLA CARROZZA”

Un groviglio inestricabile di cavalli e finimenti occupa la parte centrale della tavoletta che racconta lo scontro frontale fra due mezzi di trasporto trainati da equini: un caro pesante giace semidistrutto sul lato sinistro, mentre dalla cassa della carrozza, rovesciata su una fiancata, sono catapultate a terra sei persone, tra le quali spicca la rossa ed elegante figura di una donna. Tra il verde scuro degli alberi s’intravvede una chiesa con il suo campanile e, in alto, contornata da un maestoso stuolo di nubi, appare la Madonna. La struttura architettonica della chiesa, ben delineata nei particolari, attesta che l’edificio sacro non può essere identificato come quello della Madonna di Dossobuono. Si può pertanto ipotizzare che la presenza di questa costruzione serva soltanto a localizzare fedelmente l’evento e che l’aiuto divino sia giunto invece tramite l’intercessione della Madonna del Salute che è rappresentata in lontananza, appena visibile.

 

 

 

Olio su tela 57x42 cm.

Sec. XIX (anno 1818)

Iscrizioni: P.G.R. / A. 18 7bre 1818

 

“LA CARROZZA RIBALTATA”

Dopo una curva le spranghe si rompono: il cavallo prosegue la sua corsa, la carrozza sta per rovesciarsi. Le tre donne che la occupano non possono far altro che alzare le mani al cielo e scongiurare l’intervento prodigioso della Madonna che appare in alto a sinistra tra le nubi. Merita ricordare quanto sta scritto nella parte posteriore di questa tavoletta, dove sono riportate due iscrizioni autografe. Nella prima, redatta con grafia incerta, si legge: “Vicentini Luigi di Raldo / lassia il ricordo del 6 giugno 1894 / viene giù a ringraziare di una caduta/dalla scalla ebbi 11 giorni di pericolo di vita/ e il XII giorno indosai una camicia benedetta / del B. Ver M di e subbito dava princippio / a stare meglio e guarì / 6/6 94 Vicentini/Luigi/di Raldon falegname”. L’immediatezza del linguaggio esprime con efficacia il fatto accaduto e lascia intravvedere la genuinità della fede del devoto. Più sotto un’altra iscrizione: “Toffaloni Ottavio fu Antonio / e moglie Carolina / Toffaloni Lucia fu Antonio Anichini / P.G.R. li 26 8bre 1853”. Una tavoletta votiva, come si può desumere da questo esempio, si prestava ad essere riutilizzata dai singoli devoti i quali potevano in modo semplice e diretto comunicare il loro ringraziamento e testimoniare la potenza dell’Immagine taumaturgica.

 

 

Olio su legno 49x39 cm.

Sec. XIX (anno 1855)

Iscrizioni: P.R.G. A 1855

“GENITORI CON FIGLIO AMMALATO”

In una tetra camera non rischiarata dalla finestra, utile soltanto a rinnovare l’aria greve stagnante del locale, un bambino giace sul letto di cui si distinguono la solida pepiera, la massiccia testiera e la coperta che scende fino al pavimento. La madre, premurosa, si avvicina con sollecitudine al piccolo ammalato, mentre il padre, vestito di nero, ai piedi del letto, segue con trepidazione l’evolversi della situazione. In alto a sinistra, in una macchia luminosa giallastra, appare al Madonna con Bambino e S. Luigi Gonzaga. E’ questa la prima delle otto tavolette che accanto alla Madonna presentano uno o più santi intercessori; è l’unica però con S. Luigi, invocato come protettore dei giovani.

 

 

Olio su tela 47.5x39 cm.

Sec. XIX (anno 1894)

Iscrizioni: P.R.G. 1894 

 

 

“DONNA INCAPACE DI REGGERSI SULLE GAMBE”

Un prete e una donna sorreggono un'inferma appena scesa da un calesse tirato da un cavallo sproporzionatamente piccolo. Due uomini parlottano e gesticolano davanti al capitello nel quale è collocata la Sacra Immagine. Sullo sfondo si stagliano due edifici di proprietà dell'orefice Borella, colui che ha traslato la statua della Madonna da S. Eufemia al capitello di Dossobuono. L 'insegna appesa ad una delle due costruzioni ci indica che si tratta dell'osteria fatta costruire dal Borella per ristorare i pellegrini che giungevano anche da paesi molto lontani. Nel passato le osterie non godevano di buona fama. Infatti l'autorità religiosa che nel 1741 convoca il prete vicario di Dossobuono si preoccupa di avere notizie sulla moralità di quell'ambiente e chiede "se in quelle osterie vi sia alcuna occa(sion)e di scandalo, o cosa indecente". Ma il vicario assicura: "Io non ho mai sentito che sia seguito alcun scandalo, ne cosa indecente, perché quelle osterie sono necessarie quanto al mio giudicio per la moltitudine de popoli de paesi lontani concorrenti all'adorazione di quella immagine".

 

 

 


Olio su legno 47x35 cm.

Sec. XVIII (anno 1794)

Iscrizioni: Adi 10 maggio 1794

G.R. Angela Gandini / di Balsemano

 

 

 

“DONNA ORANTE SULL’INGINOCCHIATOIO”

Il vestito di elegante fattura che scende con un ampio strascico a coprire i piedi è una spia dell'elevato rango sociale della donna. Ella, morbidamente genuflessa su un inginocchiatoio finemente lavorato, sta al centro della stanza illuminata da un'ampia apertura vetrata e con le mani giunte rivolge lo sguardo verso la Madonna col Bambino, S. Giuseppe, S. Antonio da Padova, S. Rita e S. Vincenzo Ferreri. Da notare, anche in questo caso, la presenza della tenda-quinta, già osservata nella Tav. V, che attesta ulteriormente il rango elevato dell'offerente. L 'inginocchiatoio è rappresentato per richiamare come in una sineddoche la sacralità della chiesa.

 

 

Olio su tela 46.5x34 cm.

Sec. XIX

Iscrizioni: nessuna 

 

 

“LE QUATTRO DONNE ORANTI”

È questa una tavoletta che racconta un intervento taumaturgico ambientato all'interno dello spazio sacro per eccellenza: la chiesa. Mentre il sacerdote celebra la Messa, la Madonna appare in alto, sopra l'altare, nello stesso punto in cui si trova abitualmente la sua immagine. Dalla sfera celeste si dipartono alcuni raggi che colpiscono le donne, due inginocchiate e due in piedi. Verso la graziata (la prima della fila, la più vicina all'altare) accorre una donna, mentre le altre due pregano con le mani giunte o le braccia aperte con le palme rivolte verso l'alto. L'ampia finestra, per mezzo della quale la luce del sole penetra nello spazio oscuro della chiesa, rappresenta simbolicamente il matrimonio tra Cristo e la Chiesa e nello stesso tempo indica il ruolo della Madonna che non splende di luce propria, ma soltanto attraverso il raggio di luce che riceve da Dio. Il velo, un altro elemento di forte valenza simbolica, usato dalle donne per coprirsi la testa all'interno della chiesa, rappresenta la modestia e la virtù. Maria, donna virtuosa e modesta per eccellenza, ha sempre il. capo velato.

 

 

 

Olio su legno 40.5x32.5 cm.

Sec. XIX (anno 1830)

Iscrizioni: P.G.R. li 11 Maggio 1830

 

 

“DONNA IMPLORANTE”

S. Giuseppe, collocato in posizione intermedia tra l'umano e il divino, guarda il Bambino sorretto dalla Madonna e con la mano destra indica la donna che prega sull'inginocchiatoio. Lo spazio riservato al terreno è schiacciato nella parte sinistra e bassa della tavoletta, mentre l'area celeste occupa gran parte dell'ex voto. Le tre figure principali sono collocate su tre piani distinti: dalla donna si sale a S. Giuseppe, parzialmente coperto dalle nubi, per arrivare alla Madonna emergente nella totalità della sua grandezza. La linea che unisce le mani della devota con quelle del santo arriva dritta al volto della Vergine, simbolo, in salita, del cammino dell'invocazione, in discesa, della direzione della grazia.

 

 

 

 Olio su legno 28.5x24.5 cm.

Sec. XIX

Iscrizioni: nessuna

 

“PADRE IN PREGHIERA PER IL NEONATO INFERMO”

Un padre, inginocchiato sul nudo pavimento a fianco del figlio neonato posto in una culla, indirizza le sue preghiere alla Madonna che appare ritta in piedi col Figlio sul braccio e con la corona del rosario nella mano destra. In basso, la semplice scritta "P. G. R. " non fornisce ulteriori informazioni sul motivo dell'ex voto. Il bambino è strettamente avvolto in fasce secondo l'usanza tipica del passato quando si riteneva che i neonati in tal modo potessero crescere senza alcuna deformazione ossea. Alla Madonna della Salute si rivolsero spesso i genitori di bambini morti subito dopo la nascita per ottenere la grazia di riavere in vita i loro figli e di poterli quindi battezzare.

 

 

Olio su legno 28x22 cm.

Sec. XIX

Iscrizioni: P.R.G.

 

 

“EX VOTO DI FRANCESCO FORESTI”

Il bambino piega la mano sinistra verso gli occhi, forse per indicare la parte malata. Dietro di lui, il padre, genuflesso su un inginocchiatoio, si rivolge in preghiera alla Madonna che appare in alto sulla destra avvolta nel solito cerchio di nubi. Questo tipo di tavoletta, in cui sono effigiati i graziati e non vi è traccia di narrazione dell'intervento taumaturgico, rimanda agli ex voto dell'alto Medioevo quando, secondo A. Vecchi, i doni votivi più comuni erano costituiti da statue e da "quadri ritraenti il soggetto che chiede protezione e grazia, o protezione e grazia ha ottenuto in modo sensibile".

 

 

 

Olio su legno 28x22.5 cm.

Sec. XIX

Iscrizioni: P.R.G. / Francesco Foresti / …atalboino

 

 

“S. ANTONIO DA PADOVA E S. GAETANO INTERCEDONO PER LA GUARIGIONE DELL’AMMALATA”

Lo spazio pittorico è nettamente suddiviso in due parti in senso orizzontale. La scena umana, ritraente un'ammalata adagiata sul letto, ricoperto da lenzuola di color giallo, e una donna genuflessa in atto di preghiera, occupa la parte bassa. La Madonna col Bambino avente alla sua destra S. Antonio da Padova in abito monacale e alla sua sinistra S. Gaetano in abito talare, riempie lo spazio superiore della tavoletta. La presenza di più santi intercessori, secondo l'acuta annotazione di A. Vecchi, (Il culto delle immagini nelle stampe popolari, Firenze 1968, pp. 7-8) è tipica i di un'usanza devozionale assai diffusa presso il popolo. "La devozione ad un santo particolare non esclude quella per altri santi, anzi molte volte la richiama. L'interiore confronto d'anima diventa più lucido e articolato laddove si valga di molteplici modelli: da questo punto di vista le immagini esemplari possono essere molteplici e molteplici gli stimoli alla imitazione. A ciò inevitabilmente si aggiunge il tutto umano desiderio di richiedere diversi patrocini e di moltiplicare i motivi di protezione e di sicurezza."

 

 

 

Olio su legno 27.5x23 cm.

Sec. XIX

Iscrizioni: nessuna 

 

“SUPPLICA DI VINCENZO SERAFIN”

La tenda-quinta e la colonna poggiante su una massiccia base delimitano la parte destra del quadro riservata a Vi(n)cenzo Serafin genuflesso su un inginocchiatoio rozzamente squadrato. Davanti al devoto appaiono la Madonna e il Bambino incoronati, affiancati da due angeli che tengono aperto il mantello azzurro della Vergine. Il colore rosso del vestito con cui la Madonna di Dossobuono è frequentemente effigiata in queste tavolette, essendo il colore del fuoco, sta a indicare l'amore, il colore azzurro del mantello, essendo tipico dell'aria e dell'acqua, e quindi della trasparenza, simboleggia la verità. Il colore bianco della veste di Cristo raffigura l'innocenza e la purezza.

 

 

 

 Olio su legno 17x20.5 cm.

Sec. XIX (anno 1804)

Iscrizioni: Vincenzo Serafin della Bar-/detona P.G.R. li 12 9bre 1804

 

 

 

“LA GUARIGIONE IMPETRATA”

L'unico suppellettile che descrive un interno altrimenti indefinibile è un letto nel quale giace una donna, sostenuta da due cuscini bianchi, con le mani unite in preghiera e lo sguardo rivolto alla Sacra Immagine che occupa la parte superiore destra della tavoletta. Assai raramente negli ex voto appare il letto matrimoniale a due piazze,' unica eccezione è la tav. 24. L'ammalato riposa in un letto a una sola piazza: tavv. 6, 11, 18, 25, 26, 31, 33, 35, 37, 38, 39 42. I giacigli della povera gente, molto semplici, sono privi di accessori decorativi. Come in questo caso, una coperta senza frange scende fino al pavimento a nascondere le sponde e la pediera.

 

 

 


 

Olio su legno

Sec. XIX

Iscrizioni: P.R.G.

 

“LA LIBERAZIONE DELL’INDEMONIATA”

Una donna inginocchiata sul pavimento a braccia allargate implora l'intervento della Madonna che appare assisa su un morbido cuscino di nuvole. Tre diavoli con ali nerastre fuggono verso l'alto in direzione opposta a quella in cui è collocata la Vergine. I demoni simboleggiano quelle forze negative che disgregano la personalità dell'uomo. Esorcisti speciali hanno il compito istituzionale di cacciare i diavoli con particolari preghiere. In questa tavoletta, però, non si nota l'intervento del sacerdote: la liberazione è ottenuta per diretto intervento celeste. Poiché i diavoli sono condizionati nella loro azione dalla volontà di Dio, a Dio, per intercessione della Madonna, è necessario rivolgersi per essere affrancati dall'influenza del maligno.

 

 

Olio su legno 26.5x20.5 cm.

Sec. XIX

Iscrizioni: nessuna

 

“DAVANTI ALL’ALTARE DELLA MADONNA”

È questa la terza di cinque tavolette che raccontano un intervento miracoloso avvenuto all'interno della chiesa. Una donna giace seduta per terra mentre intervengono a sollevarla una donna e un sacerdote. Lo spazio celeste, che occupa metà del quadro, è riservato all'altare e alla statua della Madonna immessa in una nicchia. Da notare il vistoso fazzoletto rosso che copre le spalle della graziata. Questi fazzoletti che per la gente del popolo costituivano un elemento necessario dell'abbigliamento quotidiano in quanto proteggevano il collo dai raggi solari e potevano venir utilizzati per asciugare il sudore, nel costume signorile impreziosiscono il vestito cui si legano per contrapposizione di colore.

 

 

 Olio su legno 27x35.5 cm.

Sec. XIX

Iscrizioni: P.G.R.

 

“DONNA GUARITA PER INTERCESSIONE DI S. FRANCESCO”

Da un letto sontuoso, sormontato da un baldacchino quadrangolare e impreziosito da una coperta damascata a frange finemente lavorate, rivolge la sua supplica una giovane donna tendendo le braccia verso lo spazio celeste. Qui, in un riquadro di nubi, sono raffigurati S. Francesco e la Madonna col Bambino. La presenza del Santo d'Assisi in questa tavola come in tav. XXV documenta come la devozione mariana sia stata diffusa dalle numerose famiglie francescane presenti nel veronese.

 

 

 

Olio su legno

Sec. XVIII (anno 1796)

Iscrizioni: P.G.R. / 1796

 

“I DUE AMMALATI”

L'imperizia del pittore e il precario stato di conservazione della tavoletta impediscono una sicura lettura di quanto vi è raffigurato: si può soltanto arguire che nel letto giacciono prostrati dalla malattia due coniugi e che su di essi arrivano i raggi della grazia divina. Sul lato sinistro, collocata in un capitello, la Madonna, ritta in piedi, in atto regale, tiene sul braccio sinistro il Bambino incoronato. Dobbiamo ricordare che la rappresentazione pittorica degli ex voto segue norme fissate dalla tradizione: o viene descritto minuziosamente il fatto affinché la tavoletta diventi una testimonianza precisa, fedele e dettagliata della potenza taumaturgica della Sacra Immagine, oppure il pittore segue pedissequamente schemi compositivi standardizzati cercando non tanto di evidenziare gli aspetti peculiari dei protagonisti e del luogo quanto invece soltanto la situazione di pericolo (in questo caso la malattia), analoga a tante altre nelle quali è intervenuta regolarmente la forza celeste.

 

 

 

Olio su legno 28x25 cm.

Sec. XVIII

Iscrizioni: nessuna

 

“DEVOTA IN PREGHIERA”

Da un letto, in cui spicca per ricercatezza stilistica l'alta testiera finemente sagomata, una donna rivolge la sua supplica alla Madonna invocando nel contempo l'intercessione di S. Francesco e di S. Vincenzo Ferreri. Molti furono gli ammalati che indirizzarono le loro preghiere alla Madonna di Dossobuono. Tra i documenti scritti che meglio commentano questa tavoletta può essere scelta la testimonianza di un "miracolo recentissimo avvenuto a Villafranca Veronese per intercessione della B. V. di Dossobuono". Questo il documento del 1889: "Nella città di Villafranca Veronese vive agiatamente certo Riccardo Bersacola il quale da sei mesi trovasi addoloratissimo per avere la sua figlia Maria gravemente ammalata: la febbre tifoidea fu prima ad obbligare al letto la povera Maria appena ventenne, e per quanto spendesse il suogenitore per ottenere la guarigione inutili affatto riuscirono le amorose e sapienticure dei medici, inutili i suggerimenti, inutili tutti i tentativi dell'arte salutare; anzi quella terribile malattia colpì la poveretta nelle articolazioni e la rese storpia nelle braccia e nelle gambe da non potersi più muovere dal letto; in mezzo però a tanta disgrazia la savia Maria non mancava di ricorrere ogni giorno con fervide preghiere all'aiuto della B. V. e divotissima com'ella era della miracolosa Madonna di Dossobuono il giorno 25 marzo corrente chiamò a sè una domestica e consegnandole del denaro gli disse: và, compera delle candele e portale a Dossobuono, accendile all'altare della Madonna poi dirai al Sacerdote che celebri una messa e gli farai benedire una camicia, le calze e le mie vesti: così fece la domestica e giunta di ritorno alle ore 8 1/2 pomeridiane di quel giorno la giovane ammalata volle subito indossare quella camicia benedetta; infatti appena l'ebbe indossata si sentì come in un lampo scuotere tutta la vita,' si mise le calze e si slegarono le articolazioni della gambe e delle braccia, volle mangiare che da tempo non prendeva cibo: si alzò dal letto sentendosi in forze e libera da ogni male si vestì scese le scale e mentre presentossi ai suoi genitori che rimasero sbalorditi nel vederla, esclamò, gettandosi nelle loro braccia, - Miracolo, miracolo della Madonna di Dossobuono!".

 

 


 Olio su legno 26x22 cm.

Sec. XIX

Iscrizioni: nessuna

 

 

“DONNA SALVATA IN PUNTO DI MORTE”

La tenda-quinta si contrappone frontalmente alla Madonna che appare sulla destra contornata da un cerchio di nuvole. In primo piano il sacerdote, con cotta e tricorno, intento a bendire con l'aspensorio alzato la donna seduta su un grande letto ci dice che è arrivato a portare l'estremo conforto ad un'ammalata considerata in fin di vita. La presenza del sacerdote si presta ad una duplice lettura: può rappresentare la mediazione ecclesiale tra uomo e Dio oppure essere una figura secondaria in una relazione avvenuta direttamente tra la Vergine e la donna morente. Nel primo caso sarebbe stato il tramite fondamentale dell'erogazione di grazia, nel secondo caso si limiterebbe ad essere spettatore di un evento miracoloso.

 

 

 

Olio su legno 27x22.5 cm.

Sec. XVIII (anno 1791)

Iscrizioni: P:G:R: 1791

 

 

“GIOVANE DONNA SALVATA DALLE ACQUE”

Su un capitello provvisto di piccolo altare si erge la Madonna che porta nella mano destra la corona del rosario, mentre tiene sollevato con la sinistra Gesù Bambino che regge una sfera azzurra sormontata dalla croce. Verso di lei guarda una donna che, finita in acqua, viene tratta in salvo da un giovane arrivato sul posto con una barca. Al di là del canale quattro alberi aventi vagamente la forma di olivi e alcune basse collinette suggeriscono l'ipotesi di un paesaggio gardesano. In questa, come nella tavola 35 e forse anche nella 43, Gesù che tiene in mano un globo manifesta il suo dominio sul mondo. Essendo di forma sferica il globo suggerisce anche l'idea di perfezione celeste e di onnipotenza divina.

 

 

Olio su tela 28.5x19 cm.

Sec. XVIII

Iscrizioni: P.G.R.

 

 

“UOMO CADUTO DAL TETTO”

Salito con una scala a pioli sul tetto di una casa a tre piani, un uomo precipita a terra. Accanto a lui, semicoperte dal cartiglio, tre anime del Purgatorio sono circondate dalle fiamme. In alto appare la Madonna col Bambino. Con maldestre e nervose pennellate il pittore artigianale ha poi abbozzato un albero e qualche scampolo di vegetazione. E questa l'unica tavoletta in cui compaiono le anime purganti. Secondo la tradizione religiosa il Purgatorio accoglie le anime di coloro che hanno ancora qualche colpa da espiare, come dire la maggior parte dei defunti. I congiunti viventi si preoccupano quindi di ottenere al più presto la loro liberazione con suffragi e preghiere. Tali anime una volta liberate, diventano intercessori di grazie. "Il sistema della solidarietà tra i vivi e i morti attraverso il Purgatorio è diventato una catena circolare senza fine, una corrente di perfetta reciprocità". (J Le Goff, La nascita del Purgatorio, Torino 1982, p. 406.)

 

 

 Olio su legno 27x19 cm.

Sec. XVIII

Iscrizioni: P.G.R.

 

 

“GIOVANE DONNA POSTULANTE”

Una giovane donna inginocchiata su uno sgabello indossa il tipico vestito popolare festivo: una voluminosa gonna rossa sulla quale è spiegato un bianco grembiule, una camicetta bianca stretta da un corpetto azzurro e un candido fazzoletto da spalle. Un nastrino rosso trattiene i capelli dietro la nuca. " Il piede scalzo, sfuggito alla copertura del vestito, segnala inequivocabilmente le modeste condizioni sociali dell'orante. Dalla parte opposta, su un articolato ricamo di nuvole bianco-azzurre, appare la Madonna col Bambino. In questa raffigurazione della celeste soccorritrice è evidenziata la cintura che nella religione cristiana possiede molteplici valori simbolici. Nel linguaggio veterotestamentario la cintura sta a rappresentare la forza, la giustizia, la verità e la fedeltà. Nel Nuovo TestamEnto Cristo risorto dicendo a Pietro: "Quando eri più giovane ti cingevi la veste da solo, e andavi dove volevi; ma quando sarai vecchio tenderai le tue mani e un altro cingerà la tua veste, e ti porterà dove tu non vuoi" vuole far capire che l'apostolo prima poteva liberamente decidere del suo destino, ma ora deve ubbedire alla sua vocazione. Con ciò la cintura raffigura nello stesso tempo l'ubbedienza e la potenza che sono due delle virtù proprie della Madonna.

 

 

 

 Olio su legno 26x21 cm.

Sec. XIX

Iscrizioni: nessuna

 

 

 

“PADRE IN PREGHIERA PER IL FIGLIO AMMALATO”

L'orante indossa una lunga giubba che si allarga sui fianchi e arriva a coprire quasi totalmente i pantaloni neri tagliati al ginocchio. Le calze rosse e le scarpe nere unitamente al cappello a punta, adagiato sul pavimento, completano l'abbigliamento di un uomo appartenente ad un ceto elevato. Davanti al padre, in un "lettino decorato, giace il figlioletto ammalato. La Madonna col Bambino occupa lo spazio celeste delimitato da ampie volute di nubi. Quando il sofferente è un neonato o un fanciullo che non ha ancora raggiunto la capacità di pregare da solo, è un familiare, padre o madre generalmente, che si sostituisce nel rapporto di devozione e che assume l'impegno del voto.

 

Olio su legno 25x17 cm.

Sec. XVIII

Iscrizioni: nessuna

 

 

“UN UOMO AMMALATO INSIEME CON LA MOGLIE E LA FIGLIA CHIEDE GRAZIA DIVINA”

Dalla data leggibile sul cartiglio (1741) risulta essere questa la tavoletta più antica conservata nel Santuario. Un uomo, seduto sul letto a mani unite in atteggiamento di supplica, accompagnato nella preghiera dalla moglie, col vestito rosso, e dalla figlia, col vestito lungo fino al ginocchio, chiede l'intervento provvidenziale della Beata Vergine che si mostra in alto a sinistra. La corona del rosario che tiene nelle mani la Madonna (come nella tav. V) nella parte terminale non porta un crocefisso, bensì una medaglia. Si tratta di un'usanza molto antica, allorché il devoto andava in pellegrinaggio presso un santuario, si faceva benedire una o più medagliette che venivano poi portate al collo con funzione protettiva o aggiunte alla corona del rosario. In questo caso indicavano a chi erano dirette le preghiere.

 

 

 

Olio su legno 25x21.5 cm.

Sec. XVIII (anno 1741)

Iscrizioni: P.G.R. / 1741

 

 

“TRE DONNE E TRE UOMINI GENUFLESSI IN PREGHIERA”

Un gruppo simmetricamente disposto, con le donne inginocchiate sul lato sinistro e gli uomini genuflessi nella parte destra, eleva preghiere alla Madonna cui è stato riservato il solito spazio superiore sinistro della tavoletta. Le tre donne indossano lo stesso abbigliamento costituito da una lunga gonna, una rossa camicetta con girocollo e paramani bianchi. Anche i tre uomini indossano abiti simili. Alla finestra che illumina .la stanza è assegnato il compito di caratterizzare un locale del tutto anonimo. In primo piano, scolorita dagli anni, appare la scritta V.F.G.R. (votum fecit gratiam recepit) che compare anche nella tavoletta XXXIII. Nella maggior parte degli ex voto è usata invece la sigla P.G.R. (per grazia ricevuta).

 

 

Olio su legno 25x18.5 cm.

Sec. XVIII

Iscrizioni: V.F.G.R.

 

 

“UN UOMO GENUFLESSO PREGA PER LA GUARIGIONE DELLA MOGLIE”

La donna giace seduta sul letto, di cui si intravvedono il bianco guanciale, il lenzuolo spiegazzato e la rossa coperta. Il marito, genuflesso in preghiera, si rivolge alla Madonna, che appare avvolta in un corposo addensarsi di nuvole. Le tavolette votive sono state studiate anche dal punto di vista estetico. Paolo Toschi in Saggi sull'arte popolare, Roma 1944, pp. 49-50 scrive che "è specialmente col colore che l'anonimo artista crea il clima drammatico dell'ex voto. (...). Pallido chiarore di lenzuola, diafane luci ceree, bianche cuffie intorno a volti esangui, nelle tavolette di devoti costretti a letto per lunghi anni, sembrano raccontare a voce spenta la desolata malinconia d'inenarrabili sofferenze: anche la malattia ha un suo colore e il pittore di ex voto ne conosce il segreto".

 

 

Olio su legno

Sec. XIX

Iscrizioni: V.F.G.R.

 

 

“BAMBINO FINITO SOTTO LE RUOTE DI UN CARRO”

Il conducente, ignaro del pericolo incombente sul Bambino finito sotto le ruote del carro, guarda imperterrito in avanti. Provvidenziale risulta perciò l'intervento della Madonna che arresta i due buoi: nel muso di uno dei due, rivolto all'indietro, si legge una mansueta docilità. La cattiva conservazione della tavoletta impedisce una approfondita lettura dei particolari. È questa l'unica tavola che racconta un incidente legato direttamente al mondo del lavoro contadino che risulta invece meglio documentato in altri santuari della provincia di Verona. Il rischioso lavoro del carrettiere è ampiamente narrato negli ex voto dipinti della Madonna dell'Altaròl (Poiano di Verona).

 

 Olio su legno 23x20 cm.

Sec. XVIII

Iscrizioni: nessuna

 

 

“PADRE DI QUATTRO FIGLI IMPLORA L’INTERVENTO DELLA VERGINE”

Grazie alla precisione con cui questo pittore ha voluto ambientare la scena della malattia possiamo ricostruire l'arredamento di una modesta camera da letto della fine dell'Ottocento: un massiccio letto con pediera sorretta da due gambe a sezione quadra rastremate alla base e con testiera molto alta, due comodini, su uno dei quali sono posati un bicchiere e una bottiglia, l'acquasantiera, l'olivo benedetto con due ramoscelli piegati a formare una circonferenza. e l'immagine sacra. La porta chiusa della camera non impedisce che appaia la celeste soccorritrice. L'arredamento domestico è un segnale della religiosità o dell'indifferenza di una famiglia. In questo caso siamo di fronte a un vero e proprio tempio domestico.

 

 

Olio su legno 44x33.5 cm.

Sec. XIX (anno 1888)

Iscrizioni: M.C. GIUGNO 1888

 

 

“L’UOMO PRECIPITATO DAL BALLATOIO”

A causa della rottura di una lastra di pietra del ballatoio che congiunge le stanze del piano superiore di una casa un uomo precipita al suolo. Un ragazzo e due uomini, disperati e impotenti, assistono alla scena. Nella parte superiore del quadro appare la Madonna col Bambino a salvare il periclitante. Il pittore ha raccontato l'evento curando nei minimi dettagli l'ambientazione topografica onde costruire una testimonianza fedele e circostanziata dell'intervento taumaturgico sulla cui veridicità è chiamata a pronunciarsi la comunità dei fedeli, i quali possono in tal modo confrontare i dati della narrazione e i dati della realtà.

 

  Olio su tela 43x32 cm.

Sec. XIX
Olio su tela 41.5x30.5 cm.

Iscrizioni: (nella parte posteriore della tavoletta)

Ottavio Toffaloni di Antonio 15 febbraio 1815

 

 

“LA GUARIGIONE DELLA GIOVANE BENESTANTE”

Il baldacchino con cupula a padiglione che circonda il lussuoso letto sul quale giace ormai morente una giovane, i preziosi dettagli, l'abbigliamento ricercato e sfarzoso della moltitudine di familiari che si aggirano disperati nella stanza e la presenza dell'alto prelato genuflesso sull'inginocchiatoio finemente lavorato testimoniano del rango elevato cui appartiene questa famiglia. Anche se è spesso difficile stabilire con precisione a quale classe sociale appartengono i devoti raffigurati negli ex voto, le tavolette 5,9,13,30,36,37,40 sono state offerte da graziati appartenenti inequivocabilmente a ceti sociali privilegiati. È pertanto impossibile sostenere la tesi, avanzata da alcuni studiosi, che le tavolette votive siano espressione esclusiva della religiosità popolare.

 

 

 

Sec. XIX (anno 1814)

Iscrizioni: P.G.R.P.L.P. / 1814

 

 

“EX VOTO DI DOMENICO FERARI DAL VOLON DI ZEVIO”

L'ammalata, leggermente sollevata da un duplice cuscino, giace in un letto sulla cui testiera è dipinto un crocefisso. A fianco del letto, inginocchiata, prega una donna, forse la madre, con la

sguardo rivolto verso la sofferente. Nello spazio riservato all'apparizione celeste oltre alla Madonna col Bambino è presente una santa, presumibilmente S. Agnese. Il cartiglio indica non solo la data e il nome, ma anche il luogo di provenienza del devoto. Siffatta annotazione, aggiunta ai documenti scritti riportanti le guarigioni miracolose citate nell'introduzione, ci consente di affermare che il Santuario della Madonna di Dossobuono già nell'Ottocento era conosciuto in tutto il territorio della diocesi veronese.

 

 

 

 Olio su legno 41x30.5 cm.

Sec. XIX (anno 1804)

Iscrizioni: P.G.R. Li 4 9bre/Domenico Ferari 1804/Dal Volon di Zevio

 

 

“L’AMMALATA RICEVE IL VIATICO”

Tra lo spazio celeste e lo spazio umano c'è continuità, quasi compartecipazione ad uno stesso mondo. Un sacerdote sta per porgere l'ostia consacrata ad un 'inferma distesa su un letto sotto un lenzuolo bianco e una vistosa coperta a righe azzurre. Ai piedi del letto è raffigurata la Madonna che indossa un vestito bianco ricamato a fiori rossi. La sistemazione della statua della Madonna, come appare in questa tavoletta, fu opera di don Luigi Stegagno, rettore del santuario dal 1847 al 1881. L'immagine taumaturgica, vestita da don Stegagno, venne collocata su un altare di stile barocco. Successivamente, forse nel 1936, la statua, svestita e riportata perciò allo stato originario, fu posta in una nicchia ricavata nel coro della chiesa. Per sistemare più adeguatamente la sacra Effigie, neli947 don Ermenegildo Magrinelli, parroco di Dossobuono, fece portare nel santuario un altare recuperato dalla vecchia chiesa parrocchiale. Il trasporto fu eseguito con grandi carri adornati per l'occasione e fu accompagnato da feste religiose durate un 'intera settimana.

 

 

 Olio su legno 39x28 cm.

Sec. XIX (anno 1862)

Iscrizioni: P.G.R. 1862

 

 

“EX VOTO DI IGNAZION TURINI”

Un uomo prega genuflesso su un semplice inginocchiatoio. Il monocromismo del suo abbigliamento, costituito da una lunga giubba aperta sul davanti e dai calzoni chiusi sotto il ginocchio, è rotto dal bianco della camicia e dei calzettoni. Il nero del nastro che trattiene i lunghi capelli dietro la nuca richiama il colore delle scarpe. Sulla sinistra della tavoletta una bizzarra nuvola oltre che a separare lo spazio celeste dalla scena terrestre serve a fornire la base su cui poggia i piedi la Madonna e a offrire il cuscino sul quale siede il Bambino. L 'acconciatura dell'uomo, analoga a quella dell'uomo raffigurato nella tav. XLI, permette di datare la tavoletta agli ultimi anni del Settecento.

 

 

 

Olio su legno 40x33.5 cm.

Sec. XVIII

Iscrizioni: P.G.R. / Ignazio Turini

 

 

“EX VOTO DI REGINA SCAPINA”

La dimensione dei tre devoti, raffigurati nell'abbigliamento tipico di fine Settecento, è proporzionale all'importanza del loro ruolo. L'identico gesto delle braccia e delle mani, (cui si aggiunge, nel padre, l'impugnatura del cappello), sembra indicare preghiera, ma anche lieta meraviglia all'apparire della celeste Soccorritrice e del Suo Pargolo. In 13 tavole l'evento è ambientato in un paesaggio rurale, distrattamente osservato dal pittore: il tronco nerboruto o la verde chioma di qualche albero basta a suggerire un fondale scenico dal quale emergono gli uomini e i santi, gli unici veri protagonisti della rappresentazione.

 

 

 Olio su legno 37x31 cm.

Sec. XVIII (anno 1795)

Iscrizioni: Regina Scapina / Figlia di Lorenzo Scapin / P.G.R. Ottobre 1795

 

 

“EX VOTO DI BELLESINI VIRGILIO”

L'ammalato, che indossa una bianca camicia, parzialmente coperto dal lenzuolo e dalla grigia coperta, è adagiato in un letto dalla pediera e testiera artisticamente decorate in ferro battuto.

Le due acquasantiere, appese con un nastrino rosso, e il quadro del crocifisso, che domina la parete, attestano la devozione quotidiana del sofferente. Per la debolezza egli ha soltanto la forza di alzare la mano sinistra verso la sacra epifania, mentre la destra giace inerte vicino al corpo. Il padre e la madre, a mani unite, implorano l'aiuto divino rivolgendosi alla Madonna che appare sul lato sinistro della tavoletta. Analizzando i 18 ex voto relativi ad ammalati (38% delle tavolette rimaste nel santuario) si nota che all'incirca nella metà dei casi l'infermo non si unisce alla preghiera dei familiari. Il pittore in tal modo ha voluto rendere esplicita la gravità della situazione prima dell'intervento taumaturgico.

 

  Olio su tela 41x31.5 cm.

Sec. XX (anno 1901)

Iscrizioni: SALUS INFIRMORUM / PGR BELLESINI VIRGILIO /

/ 4 SETTEMBRE 1901

 

 

“MADRE CON FIGLIO IN BRACCIO”

Una madre si accosta all'altare e offre il proprio figlio alla Madonna che dall'alto accoglie a mani aperte la pia oblazione. Il pittore si sofferma a descrivere le vesti della donna, l'abbigliamento del bambino e le figure celesti, ma lascia nel vago l'ambientazione della scena. Unica annotazione rilevante: l'altare ricoperto da una candida tovaglia ricamata. Ben 36 tavolette (76%) presentano l'apparizione della Madonna in alto sul lato sinistro. Il dispensatore di grazie viene quindi collocato sulla destra, cioè in posizione fausta, rispetto al devoto.

 

 

  Olio su tela 37x29 cm.

Sec. XIX

Iscrizioni: nessuna

 

 

 

“L’AGGRESSIONE”

Il provvidenziale intervento della Madonna salva due uomini incappati in un agguato banditesco. Uno, a mani alzate, è il facile bersaglio di un brigante armato di fucile, l'altro, inginocchiato, sta per finire sotto i colpi di un acuminato stiletto impugnato dal secondo grassatore. Con pennellata sicura e vivace l'autore ha descritto con cura (ed è l'unica tavoletta su 47) il paesaggio rurale. Tra i molti ex voto che rappresentano il devoto in preghiera mentre ringrazia o chiede l'intervento divino, o che raffigurano l'ammalato disteso sul letto, spicca la decina di quadri molto animati e mossi nei quali il pittore ha tentato di fermare l'attimo fuggente dello straordinario intervento divino.

 

 Olio su tela 34x30.5 cm.

Sec. XIX
 

Iscrizioni: P.P.

 

 

“DONNA MIRACOLATA PER INTERCESSIONE DI S. ANTONIO DA PADOVA”

Una donna è immersa parzialmente nell'acqua, mentre il marito e i figli accorrono stupiti sul luogo dell'incidente. S. Antonio da Padova intercede immediatamente presso la Madonna e il Bambino Gesù affinché intervengano a salvare la devota in difficoltà. Delle tavolette conservate nel santuario 32 sono dipinte a olio su legno (68%), 14 sono oli su tela (30%) e solo una è a olio su cartone.

 

 

 

Olio su tela 34x44 cm.

Sec. XIX

Iscrizioni: nessuna

 

 

“EX VOTO DI GIRARDI LUIGIA GUARITA DA PARALISI”

Come apprendiamo dalla testimonianza scritta a penna sul retro della tavoletta, Girardi Luigia, colpita da paralisi e lesa gravemente negli organi vocali, viene istantaneamente guarita mentre prega dinanzi alla statua della Vergine. La mano esperta del pittore ha saputo rendere con efficacia lo stupore dei familiari di fronte all'intervento taumaturgico. E' questa l'unica tavoletta firmata dall'autore: Marai dip (inse). Nella tav. VI appare soltanto un semplice "Giuseppe", scritto in corsivo, forse il nome del pittore.

 

 

 Olio su tela 31x31 cm.

Sec. XVIII

Iscrizioni: P.G.R.

Nella parte posteriore della tavoletta:Giradi Luigia / Istantaneamente guarita da paralisi ed afonia il 15 agosto 91 / Alla salute degli Infermi / Questo tenue tributo di perpetua memoria / Mambrotta 19 Novembre 1891. 

 

“AGGRESSORE ARMATO DI PISTOLA FERMATO DALL’INTERVENTO DELLA MADONNA”

Seduto in una buca scavata in aperta campagna, un uomo giace ferito e perde sangue dal fianco sinistro. In suo aiuto interviene la moglie che gli slaccia il panciotto, ma soprattutto interviene la Madonna col Bambino a bloccare l'aggressore armato di pistola, dalla quale sono partiti almeno nove proiettili: uno ha colpito l'uomo, otto sono finiti sulla tavola di legno. L'uomo armato, dinanzi all’apparizione celeste, si inginocchia e si arrende al volere divino. Nella campagna circostante svettano cipressi e gelsi. Delle tre tavolette del Novecento questa è la più recente. Ventiquattro ex voto, più della metà, sono senza data. Di quelle datate, quindici risalgono all'Ottocento e cinque al Settecento.

 

 Olio su cartone 29x37 cm.

Sec. XX (anno 1949)
 

Iscrizioni: P.G.R.

Nella parte posteriore della tavoletta:

Famiglie / Zambelli e Brunelli / 26 ottobre 1949 / Calzoni di / Dossobuono

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


 

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